mercoledì 24 ottobre 2012

Coltiviamo ... Cuciniamo la diversità

 
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Coltiviamo la diversità
Progetto per il recupero, la conservazione e la valorizzazione delle risorse genetiche agricole autoctone nel Parco Nazionale della Majella
Il Parco Nazionale della Majella in collaborazione con l’Agenzia Regionale per i Servizi di Sviluppo Agricolo (A.R.S.S.A.) promuove il progetto di “conservazione e valorizzazione delle risorse genetiche agricole autoctone del proprio territorio”. Il progetto cofinanziato dalla Direzione Conservazione della Natura del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio si pone l’obiettivo di recuperare, conservare e valorizzare le varietà agricole tradizionalmente coltivate in Abruzzo.
 
Cuciniamo la diversità
"Se mi mangi mi salvi"
I ristoranti aderenti al progetto "Coltiviamo la diversità" e che hanno ottenuto il riconoscimento di esercizio della rete "Cuciniamo la diversità" utilizzano nella preparazione dei piatti alcuni prodotti agricoli autoctoni provenienti dalla rete degli agricoltori custodi.
Chiedendo di degustare i piatti preparati con le varietà agricole autoctone, contribuirai a salvare questi preziosi prodotti dall'estinzione. "Se mi mangi mi salvi" è il motto di questa iniziativa.
 
Se vi capita di andare, con i vostri genitori,  in uno degli agriturismi o ristoranti consigliati raccontate la vostra esperienza e magari riportate la “ vostra intervista” al proprietario!
Sono invitati a commentare il POST tutti quelli che ... hanno qualche cosa da raccontare!
GRAZIE la prima D e la prima F
 
 


I D I F Giardino Botanico di Lama dei Peligni

Giardino Botanico Michele Tenore
 
Località Colle  Madonna
 
LAMA DEI PELIGNI
 
 
Il  Giardino Botanico, insieme al museo naturalistico "M. Locati" e all'area faunistica del camoscio, è parte integrante del centro di visita del parco. Nasce nel 1995 e ospita circa 500 entità floristiche su una superficie di circa 9000 mq.
 
 
Nel giardino è presente il campo vetrina della biodiversità agricola autoctona, con la coltivazione di varietà locali di fico, pesco, susino e vite.
 
 
 
 
 
 


martedì 23 ottobre 2012

ID I F Itinerario di ricerca - A ciascun terreno il suo seme ...

  La biodiversità agricola
 
 Nel Parco Nazionale della Majella  , oltre ad ambienti naturali, sono presenti piccole aree agricole spesso marginali, dove l’agricoltura viene ancora effettuata in maniera tradizionale...

La tutela di questi agro-ecosistemi rientra nelle finalità istitutive delle aree protette; le attività agricole ancora presenti nel Parco, condotte secondo metodi tradizionali, rappresentano un elemento molto importante per la fauna del Parco: numerose  specie di uccelli (allodola, ortolano, zigolo ecc.) vivono proprio in questi ambienti marginali.
 
Le varietà autoctone da riscoprire

Alcuni hanno nomi stranissimi, talvolta divertenti, che ne descrivono sapore, forma, periodo di raccolta o altre caratteristiche; basta pensare alla mela "meloncello", "tinella", "paradiso", "mangione", "gelata", "cipolla" o alla pera "prosciutto", "d’inverno", "agostina", "campana", "carbone", "spina"; a questo elenco si possono aggiungere tantissime altre varietà come ad esempio il fagiolo "a pane" o "socere e nore", il peperone "a corno di Sulmona" e per finire il pomodoro "a pera" o "a cuore".

 
mela tinella
 
 


… è doveroso salvarle per poter tramandare alle future generazioni un così vasto patrimonio naturale e culturale.

 
prodotti tipici a Lama dei Peligni


Vogliamo provare a descrivere alcune delle varietà autoctone del Parco Nazionale della Majella? Per documentarti

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 e leggi
Io MeLa Mangio
un progetto di educazione ambientale sul "Recupero, conservazione e valorizzazione della biodiversità agricola"
 


lunedì 22 ottobre 2012

IF ID Come comportarsi nel Parco

 
 
 
 
 


ID IF da Serramonacesca sulla via del ritorno...


poco distante a nord-ovest dell’Abbazia , su un altro colle, a quota 473, sfida il tempo il sinistro Castel Menardo dell’XI sec, compreso tra i possedimenti benedettini
 
 
 
Riscendendo la valle lungo il percorso si alternano vedute  maestose della Majella passando da faggete a colli scoperti, arbusti di ginepri e bassi cespugli
 
 

non manca il gregge e fermandoci nell'ultima sosta sentiamo  il rumore del  brucare dell'erba interrotto solo dal fischio del pastore che richiama la greggia
 


I D I F una gita a Serramonacesca

Serramonacesca
280 m slm


Serramonacesca sorge, circondata da boschi e uliveti, alle falde settentrionali della Majella, nei pressi del fiume Alento.

Tutta la storia del borgo è strettamente legata alle vicende dell'antichissima abbazia benedettina di S. Liberatore a Majella, che dista appena 2 km dal centro abitato e rappresenta una delle chiese medievali più importanti della regione.

 

Serramonacesca, serra dei monaci, è compresa nell'area del Parco Nazionale della Majella ed è un autentico 'scrigno' che custodisce tesori di altissimo valore storico-artistico, come l'abbazia di S. Liberatore, le rovine di Castel Menardo, l'eremo di S. Onofrio, le tombe rupestri di S. Giovanni e i ruderi del borgo fortificato di Polegra di origine longobarda.
 
 
 
Ai lati dell'Abbazia un sentiero riscende la valle alle sorgenti del fiume Alento
 

Particolarmente suggestivo percorrere il sentiero irto di vegetazione e farci sorprendere dal rumore  delle acque che  riaffiorano con fragorose piccole cascate dopo  brevi tratti sotterranei
 
 
 
Qui diverse grotte tra i quattro e i sei metri di larghezza ci appaiono incavate nella roccia , tra le forre impetuose e una folta vegetazione
 
Risalendo le forre dell'Alento ...
 
... il Monastero di S. LIBERATORE A MAJELLA



 è aperto ...
entriamo 

come esprimere con le parole l'emozione che ci suscita il gioco delle luci, la solennità degli interni, la voce "delle pietre" che evocano un passato glorioso alle dipendenze dell'abbazia di Montecassino ... 
e poi un passato doloroso quando fu distrutto dal terremoto del 990 ...
e poi ancora la sua riedificazione agli inizi dell'XI secolo


Esternamente, tangente allo spigolo destro, si erge il maestoso campanile quadrato, databile al primo trentennio del XII secolo
 
 
 


 

 
 

 
 
 


domenica 21 ottobre 2012

Matteo I F - Eremo di Sant' Onofrio


Oggi sono andato a visitare l'eremo di Sant'Onofrio sul Morrone. Si trova sulla roccia nuda a circa 630 m di altezza e ci si arriva dopo una salita di circa venti minuti.



 

E' l'ultimo eremo fatto costruire da Celestino V ed era qui che si trovava quando fu eletto Papa nel 1294.
 
 

Inizialmente era costituito solo da una grotta dove Pietro da Morrone pregava e si riposava, poi fu ampliato fino a diventare com'è oggi.
 
 

C'è una piccola terrazza da cui si può osservare un panorama meraviglioso dove si fondono l'azzurro del cielo, il grigio delle montagne e il verde dei prati e degli alberi.

 
 
Ispira emozioni profonde e per il suo silenzio e per il fatto che un eremita sia potuto vivere qui, luogo  ideale a contatto con la natura e con il suo Dio.
 
 
 
 testo e fotografie di Matteo I F